Taiji

 
   


 
 
 
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Il Taiji rappresenta una delle manifestazioni più conosciute del pensiero cinese e della filosofia taoista in particolare. Tao si può tradurre come Via o anche come Assoluto e indica la forza universale che si manifesta nell’armonia tra tutte le cose. L’ essere umano è immagine del cosmo ed elemento di unione tra la terra e il cielo; vivere in armonia con la natura significa vivere in armonia con se stessi.
Una frase del Libro dei Mutamenti (Yi Jing) recita: “Dal supremo senza limiti derivano il sole e la luna e in essi si manifestano lo yin e lo yang”. L’armonia dell’universo si manifesta come equilibrio di forze opposte che convivono in ogni fenomeno della vita. Il concetto di yin non ha alcun senso se viene separato da quello di yang: uno può prevalere sull’altro ma non può esistere senza l’altro. Così possiamo dire che il freddo esiste perché esiste il caldo e parliamo di luna e di sole, di femminile e maschile, vuoto e pieno, interno ed esterno e così via.
L’unione tra yin e yang è il qi, l’energia vitale. Il qi scorre anche dentro di noi e si può sviluppare e potenziare per mezzo della consapevolezza.
L’espressione “supremo senza limiti” del Libro dei Mutamenti corrisponde al termine cinese tai ji. La pratica del Taiji e delle discipline affini del Kung fu si pone l’obiettivo di risvegliare il qi attraverso un giusto equilibrio dinamico tra yin e yang. Far scorrere dentro di noi l’energia vitale significa aumentare la consapevolezza di noi stessi, il livello di benessere psicofisico, la capacità di concentrazione e di reazione.

Le discipline del Wu shu, letteralmente “arte di fermare un’arma”, prendono forma a partire dai primi secoli dopo Cristo in alcuni monasteri cinesi come tecniche di difesa personale. Nate in contesti religiosi assumono connotazioni di natura filosofica divenendo pratiche di meditazione e di elevazione spirituale mentre lo spirito buddista dell’”arrendersi al tutto” o il principio taoista della spontaneità non intenzionale divengono, assieme alla consapevolezza di sé e alla capacità di concentrazione, potenti armi di difesa.
Il Wu shu (meglio conosciuto come Kung fu che significa semplicemente “pratica costante” o anche “competenza acquisita attraverso una pratica costante”) si distingue in Wei jia o stili esterni e Nei jia o stili interni.
I Wei jia nascono nel monastero buddista di Siu Lam o Shaolin. Narra la leggenda che fu lo stesso Bodhidarma, giunto in Cina durante il governo dell’imperatore Wu (502-549), a insegnare ai suoi discepoli le prime forme di questa tecnica, definita esterna perché basata su movimenti atletici e acrobatici e su un accentuato lavoro muscolare.
I Nei jia risalgono a un periodo successivo. Secondo alcune ipotesi i primi rudimenti potrebbero essere stati elaborati già durante il periodo Sung (960-1279) nel monastero taoista di Wudang dal maestro Zhang San Feng.
Attraverso i secoli le tecniche di ispirazione taoista si sono evolute assorbendo elementi sia dallo Shaolin quan che dal Qi gong, pratica della medicina tradizionale volta allo sviluppo del qi. Caratteristica degli stili interni infatti è una forma composta da gesti lenti e armoniosi e un’attenzione particolare rivolta alla consapevolezza interiore e al benessere fisico.
Le forme Nei jia si sono moltiplicate e diversificate nel tempo. Le discipline fondamentali nelle quali vengono suddivise sono lo Xing ji quan, il Ba gua zhang e il Taiji quan, oltre al più recente Yi quan (quan significa pugno o boxe), molto simile nell’impostazione al Qi gong. A sua volta il Taiji quan si manifesta in una grande varietà di stili che quasi sempre prendono il nome dai maestri che li hanno elaborati. Tra i più diffusi ricordiamo gli stili Chen, Yang, Wu e Sun. Lo stile Chen alterna movimenti rapidi e forti con movimenti morbidi e lenti; lo Yang ha movimenti molto ampi e posizioni più morbide; il Wu, detto “della piccola forma” o “delle 83 posizioni”, creato dal maestro Wu Jian Quan, è caratterizzato da movimenti meno ampi ma molto più accurati e una flessione delle gambe definita intermedia; nello stile Sun le gambe sono poco piegate e le posizioni sono molto aperte e rilassate.

I fondamenti del Taiji quan.

Esistono alcune regole fondamentali comuni a tutti gli stili di Taiji. E’ sufficiente la conoscenza e la pratica di un solo stile per raggiungere gli obiettivi che la disciplina del Taiji si pone.
L’apprendimento inizia con la conoscenza e la memorizzazione dei movimenti che costituiscono la “forma”.
Il passo successivo è quello di applicare alla forma i principi e le regole generali. Dal rispetto di questi nasce la capacità di concentrazione e di rilassamento, il controllo del corpo, il risveglio del qi e in generale una sensazione di benessere cui corrispondono movimenti armoniosi, leggeri e solenni.
Una buona consuetudine è quella di chiedere sempre consiglio all’insegnante o ai praticanti più esperti quando esistono dubbi o incertezze. Non è necessario imparare in fretta: la strada da percorrere è spesso più interessante della destinazione da raggiungere.
La prima e più importante regola da osservare per raggiungere un risultato apprezzabile è senza dubbio il Kung fu, l’applicazione costante. Senza una pratica continua, eseguita con metodo e pazienza, ogni altra considerazione diventa inutile. La ricerca interiore inizia da una consapevole volontà e la consapevolezza è insieme ostacolo da superare e obiettivo da raggiungere. Quindi, una volta identificato il Taiji come mezzo efficace per crescere, è necessario accettare il lavoro necessario per perseguirlo.
L’insegnante fornisce gli strumenti per apprendere una tecnica in modo corretto ma il vero maestro riposa dentro di noi e il mezzo per risvegliarlo è il lavoro costante.


Sei regole generali.

1. Song (morbido, flessibile). Il corpo deve rimanere rilassato in ogni sua parte durante i movimenti che vanno eseguiti con morbidezza e flessibilità.
2. Man (lento). Il movimento durante il Taiji è simile a quello di nuvole bianche che mutano nel cielo. La lentezza favorisce il rilassamento e la concentrazione sulle posizioni da assumere. Il respiro addominale si fa pacato e regolare mentre segue con naturalezza l’alternarsi dei movimenti del corpo.
3. Yun (costante). La velocità dei movimenti durante la forma deve sempre rimanere costante e le singole posizioni devono fluire con continuità una nell’altra senza interruzioni.
4. Yuan (rotondo). Il movimento nel Taiji segue un andamento circolare. Il taoismo afferma che ogni cosa nell’universo si muove entro un’orbita circolare e tutto torna ciclicamente al punto di partenza: il sole, la luna, le stagioni, la vita. Attraverso i movimenti curvilinei quindi noi riviviamo l’esperienza del mondo.
5. Jing (calmo). Il pensiero deve essere tranquillo e concentrato sui movimenti; il corpo è rilassato e anche il luogo dove pratichiamo deve essere tranquillo per evitare che fattori esterni possano distrarci.
6. Yi (pensiero). L’esercizio del controllo del pensiero è fondamentale per raggiungere un livello superiore di consapevolezza. Durante la pratica la mente non deve inseguire i pensieri ma concentrarsi di volta in volta sui punti del corpo dove vogliamo che si concentri l’energia.
Yi dao, qi dao, Qi dao, li dao: dove va il pensiero va il qi, dove va il qi va la forza.


Dieci principi fondamentali.

Il rilassamento.
Se il corpo non è rilassato i muscoli sono rigidi e lenti e il sangue non scorre in modo circolare. Di conseguenza i movimenti sono poco flessibili e scarsamente efficaci in caso di difesa.
Per raggiungere il rilassamento è necessario, durante i movimenti, mantenere fissa l’attenzione sulla correttezza delle posizioni che il corpo di volta in volta assume. I muscoli del viso sono distesi, la punta della lingua appoggia morbidamente sugli alveoli degli incisivi superiori; le spalle sono abbandonate in avanti a formare un angolo concavo, la spina dorsale è allungata lungo una linea verticale come se la sommità del capo fosse appesa a un filo, il bacino ruota in avanti e verso l’alto a formare con la schiena un angolo convesso; nella flessione delle gambe le ginocchia non escono dalla linea verticale che passa dalla punta dei piedi; i gomiti e i polsi sono morbidi e rilassati e le dita sono arcuate in una posizione simile a quella della mano appoggiata sulla testa.
Ora tutte le parti del corpo sono unite in uno stato di grande leggerezza e noi ci muoviamo “come nuvole che in cielo lentamente fluttuano”.

La concentrazione.
“Usare la mente e non usare la forza” è uno dei precetti fondamentali del Taijiquan. Come affermano i grandi maestri “ogni movimento è guidato dalla mente” (Zhang San Feng, XIII sec.), “il punto cruciale della pratica consiste nella mente e non nei movimenti del corpo: l’atteggiamento spirituale e la mente sono più importanti del corpo” (Wang Zong Yue, 1736-1795), “quando si colpisce si può non usare la forza ma non si può non usare la mente” (Wang Xiang Zhai, 1885-1963).
Nessun movimento richiede forza per essere eseguito ma tutti i movimenti vanno eseguiti in uno stato di concentrazione. Dobbiamo aumentare la nostra capacità di percepire ciò che avviene mantenendo la mente vigile ma priva di intenzione, sorvegliando le varie parti del corpo mentre si muovono contemporaneamente con movimenti diversi. Quando si passa da un movimento a quello successivo il cambiamento avviene prima nella mente.
La concentrazione mentale aiuta a raggiungere rapidamente il rilassamento fisico, il corpo rilassato favorisce la concentrazione e aumenta la nostra capacità di percezione. L’unione di queste due condizioni provoca nel corpo una calma vigile, stimola il qi, rende veloce e potente il movimento nelle tecniche di difesa.

L’altezza.
Le varie scuole di Taiji impostano in modo diverso la posizione del corpo. Negli stili Chen e Yang, definiti grandi strutture, le ginocchia sono flesse in modo accentuato e i piedi sono divaricati così da ottenere una posizione piuttosto bassa. Nello stile Wu le gambe sono moderatamente flesse mentre nel Sun la posizione è alta perché le gambe sono quasi distese.
Nell’esercizio della forma la flessione delle gambe, e quindi l’altezza della nostra posizione, deve rimanere costante dall’inizio alla fine. Ciò che conta veramente è dunque scegliere una posizione iniziale che sappiamo di poter mantenere fino alla fine senza sforzo eccessivo. Con l’esercizio si potrà poi eventualmente accentuare la flessione e raggiungere una posizione più bassa.

Il movimento lento e uniforme.
“I movimenti nel Taiji quan sono come un lungo fiume che scorre continuamente, ininterrottamente e lentamente” (Zhang San Feng). “La lentezza è il punto cruciale per esercitare il corpo e la mente nel raggiungere il rilassamento; se ci si muove con lentezza e omogeneità la mente si concentra e il corpo si rilassa” (Yang Yu Ren).
La mente impara rapidamente ma il corpo si deve abituare un po’ alla volta. Eseguire i movimenti lentamente significa apprenderli con precisione ed eseguirli in modo armonioso e inoltre costringe a una maggiore attenzione e concentrazione.
Durante l’esecuzione della forma non ci devono essere pause o enfatizzazioni. Non esistono cioè movimenti più importanti da eseguire con cura e altri da superare sbrigativamente; braccia e gambe conservano in ogni momento la stessa velocità.

Il movimento circolare.
Anche il principio del movimento circolare si trova già descritto tra le regole generali. Il movimento dei corpi celesti, il ritmo delle stagioni, il ciclo vitale di piante e animali, tutto ritorna da dove nasce seguendo un percorso ciclico. Il movimento circolare del Taiji rappresenta l’unione dell’uomo con la natura.
La posizione di gambe, braccia, polsi e dita descrive sempre una linea curva affinché l’energia possa scorrere liberamente. Ugualmente i movimenti del corpo tracciano nello spazio delle linee curve continue, allo scopo di attirare l’avversario perché ci colpisca e fare in modo che i suoi colpi vadano a vuoto grazie a rotazioni e spostamenti lungo traiettorie circolari.

Il corpo perpendicolare.
La posizione del corpo deve essere sempre perpendicolare al terreno. Una posizione anche leggermente obliqua in avanti, indietro o lateralmente ci pone in una condizione di squilibrio che può compromettere la corretta esecuzione della forma e ci rende vulnerabili in caso di attacco. Concentrarsi sulla posizione eretta significa anche aumentare la percezione del nostro equilibrio e imparare ad assumere col corpo delle posizioni più stabili.
Per ottenere una posizione corretta allunghiamo la spina dorsale in una linea verticale avvicinando il mento alla gola, ruotando il bacino e orientando lo sguardo orizzontalmente in avanti. Facciamo in modo che il baricentro del nostro corpo, che si trova all’altezza dell’ombelico, non esca mai dalla base di appoggio a terra cioè dallo spazio compreso tra i nostri piedi. Appena possibile distribuiamo il peso su tutta la superficie del piede e quando muoviamo un passo appoggiamo a terra il piede in movimento prima di abbandonare la posizione di equilibrio.

La rotazione della vita.
“La chiave dei movimenti del Taiji quan si trova nelle anche” (Zhang San Feng).
Il bacino è il perno centrale intorno a cui ruota il corpo durante i movimenti del Taiji. La rotazione del corpo parte dalla rotazione del bacino. Sempre Zhang San Feng afferma: “Sia la mente che l’energia corporea nell’esecuzione dei movimenti hanno origine dalla vita e quindi in ogni momento dobbiamo fare attenzione alla torsione delle anche”.
Il bacino è il centro di energia da cui nasce l’orbita del movimento circolare; quando si combatte si utilizza la rotazione delle anche per ridurre la distanza dall’avversario e per aumentare la velocità e la potenza dei colpi. I movimenti di rotazione inoltre aiutano a prevenire sciatalgie e dolori alle gambe e alle articolazioni.

Il cambiamento.
La teoria del Taiji ritiene che ogni cosa sia composta dalla combinazione dei due elementi yin e yang. In ogni momento l’universo e la vita sono in continua trasformazione grazie al cambiamento del rapporto di proporzione tra i due elementi. Yin e yang non stanno mai tra loro in rapporto costante, tuttavia nessuno dei due può sostituirsi all’altro ed eliminarlo.
Il principio del cambiamento si definisce per mezzo dei termini xu e shi, dove xu si può tradurre con minimo e shi con massimo. Xu è l’energia cinetica, shi l’energia potenziale. Durante l’esecuzione dei movimenti il peso del corpo e quindi l’attenzione della mente si spostano in continuazione ma nessuna parte rimane mai senza energia: “Lo xu non può essere completamente privo di forza né lo shi può assolutamente rappresentare la forza di tutto il corpo” (Li Bian Cha).
I movimenti del Taiji sono dunque una continua variazione di xu e di shi secondo il principio taoista della combinazione di yin e yang. In generale l’inizio di un movimento è xu mentre la fine è shi; la parte del corpo che regge il peso è shi mentre quella che colpisce è xu; il punto su cui è fissa l’attenzione della mente è shi, le altre sono xu e così via. La gamba flessa è shi mentre quella allungata è xu, così come la punta dell’indice su cui si punta lo sguardo è shi e le altre dita sono xu: questo significa che nessuna delle due gambe è mai totalmente priva di tensione e che le altre dita della mano sono rilassate ma non inerti.

La coordinazione dei movimenti.
“La pratica di tale disciplina necessita dello shang xia xiang sui. Shang indica la parte superiore del corpo, xia la parte inferiore. Xiang sui significa coordinare in modo uniforme” (Zhang San Feng).
Tutti i movimenti che formano ogni singola posizione devono iniziare e finire contemporaneamente. Le mani e i piedi devono partire e arrivare nello stesso momento conservando una velocità uniforme, così come la rotazione dei fianchi o dello sguardo. L’armonia del gesto sta nella sincronia dei movimenti.
Nell’esecuzione del movimento è la mano che guida il piede, la parte superiore che coordina quella inferiore. In molte posizioni la mano trascina il piede come fossero uniti da un filo invisibile; un identico filo unisce il gomito con il ginocchio e la spalla con l’anca.
Nel Taiji quan ogni cambiamento di movimento e la continuità tra i movimenti stessi si basano su una forza completa che parte dai piedi, arriva fino alle mani e armonizza il tutto. La pratica del Taiji si pone l’obiettivo di raggiungere lo zheng li, la forza completa che unisce e armonizza ogni più piccola parte del corpo e della mente. Solo la possibilità di utilizzare lo zheng li può trasformare il Taiji quan e le altre discipline in efficaci tecniche di combattimento. Se ci si muove in modo armonico e coordinato per mezzo di movimenti simultanei, la spinta che il piede riceve da terra si trasmette e si amplifica attraverso l’estensione delle gambe, la rotazione delle anche, della vita e delle spalle e la distensione delle braccia e dei polsi fino a raggiungere le mani. Tutta la forza (li) sprigionata dal nostro corpo e dalla nostra mente si concentra in un solo istante in un unico punto raggiungendo livelli di grande efficacia mentre la rapidità di esecuzione è assicurata da un corpo rilassato e da una mente concentrata.

Le applicazioni della tecnica.
La comprensione dello spirito profondo del Taiji avviene attraverso l’esercizio della tecnica e la riflessione sulle sue implicazioni di natura filosofica e spirituale. Conoscere le tecniche di difesa che hanno ispirato la forma può servire da un lato a decidere le strategie più adatte in caso di combattimento, dall’altro permette di approfondire lo spirito della disciplina e perfezionare la forma stessa.
Nel Taiji tutto ciò che è forma è anche applicazione pratica; il movimento finalizzato alla difesa personale e quello che ricerca l’armonia dei movimenti e il benessere fisico si basano sugli stessi presupposti.


Il contenuto di queste pagine è stato tratto da articoli di riviste specializzate e dal libro “Tai ji quan e tui shou” del maestro Zhao Min Hua (ed. Sport promotion 1999).